Gilberto Antiga Photography

Da appassionato fotografo, non potevo non cominciare con una mostra di fotografia! Ma non si tratta di fotografie che hanno catturato dei momenti, eventi o luoghi particolari in stile National Geographic. No! Si tratta di una serie di scatti assolutamente surreali, colorati e provocatori di uno dei più brillanti autori contemporanei.

Sto parlando della mostra di David LaChapelle, a palazzo Tre Oci, Venezia. Per la precisione si trova nell’isola della Giudecca: significa che non potete fare a meno di prendere un vaporetto per arrivarci. A meno che non vogliate attraversare il canale a nuoto, ovviamente (poi però sarebbe meglio fare un giro in pronto soccorso, just in case).

Chi è La Chapelle

David LaChapelle è un fotografo statunitense, classe ’63. All’inizio della sua carriera si era fatto notare nel mondo della moda e da Andy Warhol, il quale gli affidò uno dei primi incarichi per la rivista da lui fondata interveiew magazine (tutt’ora in attività). Dalla fine degli anni ’80 è decollato con il suo stile personale ed assolutamente iconico. Le sue foto, infatti, sono barocche, iperrealiste, dai colori sgargianti, con contenuti sempre provocatori, blasfemi, dissacranti e anticonformisti, che evidenziano la sua critica spesso sbeffeggiatrice del mondo perbenista contemporaneo. In parole povere, guardare una sua foto è come ricevere un cazzotto in faccia: ti colpisce sia per la forma che per i contenuti; la prima volta ci vuole qualche secondo per rendersi conto di cos’è successo. Si impara ad incassare i colpi man mano che si procede con l’esposizione, anche se alla fine ne sono uscito completamente rintronato (positivamente, s’intende).

Descrivere l’intera mostra sarebbe un’impresa assurda e anzi, oserei dire perfino dannosa. Sappiate che ci sono la bellezza di tre piani che danno spazio ad una miriade di fotografie selezionate dall’intero repertorio della sua produzione (dagli anni ’80 ad oggi).

Un teaser ve lo lascio, se no che gusto c’è

Magari una piccola spiegazione potrebbe aiutare… Quella che probabilmente risalta di più è “My own Marilyn”, dove LaChapelle compie una caricatura estrema della più nota serie di ritratti di Marilyn Monroe di Andy Warhol: questa Marylin diventa una sorta di clown, una figura totalmente disumanizzata e sconvolta dalla chirurgia plastica, che rappresenta l’ossessione della ricerca della bellezza e dell’eterna giovinezza a tutti i costi (tema ripreso più volte anche in altre collezioni).

Ma le mie preferite in assoluto sono le due foto in cima, appartenenti alla serie “Gesus is my homeboy” (si spiegano da sole, io credo). Incredibili sono anche le due sotto, parte della serie “Land Scape”, che ritraggono dei modellini di stabilimenti industriali fatti di cannucce, cartone e altri materiali low cost; con questa serie di fotografie, LaChapelle lancia il tema della riflessione su l’ambiente e la sua conservazione (le metropoli diventano isole nel deserto, impianti industriali attivi 24/7). Il tema della blasfemia torna anche nella foto “Natività”, in basso al centro. Sulla foto in basso a sinistra, ritraente la famiglia Kardashian, lascio a voi ogni commento.

Insomma gente…se ne avete la possibilità, andate ai Tre Oci a vedere la mostra di David LaChapelle. Sarà lì fino al 10 settembre! Non fatevela scappare per nessun motivo!

Aggiornamento post fine mostra

Dato che oramai la mostra non c’è più, consiglio di acquistarne il catalogo. È un bel libro stampato discretamente, ricco di foto e di descrizioni. Il titolo è come quello del mio post, non potete sbagliare!

Il lancio di Flacon 9, il razzo “riciclabile” di SpaceX

Un paio d’anni fa, o forse più, una pulce si era infilata nell’orecchio: internet trabocca di persone che mostrano se stesse, a vari livelli. C’è chi mostra le proprie ricette culinarie (a tal proposito, consiglio di visitare il blog della mia amicona), c’è chi sfoga le proprie frustrazioni, c’è chi condivide le proprie idee; c’è anche chi condivide la propria colazione, chi condivide il posto in cui è in vacanza (certa gente sembra sempre in vacanza, avete notato?), chi condivide il proprio nuovo paio di scarpe, chi più ne ha più ne metta. In un modo o nell’altro, a vari livelli di intensità e di contenuti, tutti lo facciamo: con Facebook, con Twitter, con Instagram, con i blog(s). Viviamo in un mondo nel quale l’esposizione di se stessi è diventata quasi un bisogno fisiologico (in realtà si tratta più di un fenomeno di dipendenza, proprio come la droga, il gioco d’azzardo, il sesso, ma magari di questo ne parlerò in un altro post); ero arrivato alla conclusione che anche io volevo partecipare alla grande babele del vu vu vu.

A qualescopo?

È inutile prendersi in giro: la ricerca di qualcuno che la pensi come noi, di qualcuno che ci apprezzi per quel che siamo, sono le motivazioni che spingono tutti quelli che aprono un blog/sito/profilo social. Pensiamo ai/alle fit/fashion/quelchevuoitu bloggers, pensiamo a tutta quella carrellata di pseudo-vip che compaiono nel video dell’ultima canzone di Rovazzi “Mi fai volare”. Tutti desiderano visibilità e fama, a volte senza nemmeno avere dei meriti particolari.

Non voglio fare il moralista né il bacchettone…Io non sono da meno. Cerco solo di vedere le cose per quello che sono, senza filtri, senza pregiudizi o timori soggettivi che possano offuscare quel che di fatto è. Non credo di avere chissà quali cose inedite da dire, o chissà quali foto indimenticabili da mostrare. Ma nel mio piccolo, vorrei condividere con voi ciò che di stimolante ci può essere nel mondo. Vorrei mostrare la bellezza per com’è, nei luoghi e negli oggetti in cui la si può trovare. Che uno la scopra in un paesaggio, in un momento catturato con la macchina fotografica, in un’opera d’arte, in un libro, in un’idea, in un progetto inverosimile (come quello che recentemente ha coinvolto Elon Musk, fondatore e CEO, tra le tante, di Tesla Motors e di SpaceX, che è riuscito a “riciclare” un razzo spaziale, cosa ritenuta impossibile dai più; spiegato in questo articolo) non importa. Io desidero, in questo momento storico, diventarne un divulgatore, nei limiti delle mie possibilità. Già la vita non è semplice, almeno godiamoci ciò che di bello ha da offrire!

Conclusioni

Non escludo la possibilità di toccare anche altri argomenti. Il “bello” è un concetto molto soggettivo…Inoltre la mia vita sta mutando, evolvendo; per questo lo faranno anche i miei post. In ogni caso il mio obiettivo sarà quello di stimolare: prima me stesso, poi chi vorrà leggermi.

Per questo non troverete foto di croissant e tazzine di caffè fumanti: per quanto affascinanti, non arricchiscono nessuno.

Al prossimo articolo!

 

Un saluto,

Gilberto

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